L’inquieto Mike

Da quando ha lasciato la sua famiglia biologica, il vecchio e inquieto Mike Portnoy non sa più dove sbattere la testa per placare la sua sofferenza dopo il traumatico distacco.

La terapia scelta dal nostro prode, per placare questa sindrome dell’abbandono, è quella di creare gruppi musicali coinvolgendo ottimi musicisti di dichiarata fama, forse nella speranza di ricreare chissà quale alchimia musicale.

La sua ultima performance si chiama “Flying Colors”, e i suoi compagni di viaggio sono esperti e navigati musicisti come Steve Morse, Neil Morse (già compare nei Transatlantic), Dave LaRue (compare di Steve Morse nella Steve Morse Band) e Casey MacPherson.

Visitando il sito nella neonata band mi è venuto un terribile e maligno sospetto; che non puntino tanto alla vendita del pregiato lavoro musicale ma, soprattutto, alla vendita del merchandising che copiosamente già è disponibile all’acquisto on-line, forse perché è molto più facile produrre magliette e cappellini che dischi di un certo valore artistico.

Comunque ho avuto  modo di ascoltare qualche brano e devo dire che è un mediocre tentativo di mescolare pop e progressive e la miscela che ne viene fuori, anche se suonata come si deve, è assolutamente indigesta.

Credo che avrebbero dovuto coinvolgere nel progetto una come Lady Gaga o Rhianna o Kate Perry o Britney Spears, avrebbero fatto certamente  una figura migliore e dato così un senso compiuto alla “cosa”.

Forza Mike aspettiamo il tuo prossimo gruppo e ti consiglio di esplorare il mondo della canzone popolare magari mescolando progressive e liscio romagnolo?

01 : Blue Ocean (7:05)
02 : Shoulda Coulda Woulda (4:32)
03 : Kayla (5:20)
04 : The Storm (4:53)
05 : Forever in a Daze (3:56)
06 : Love is What I’m Waiting For (3:36)
07 : Everything Changes (6:55)
08 : Better Than Walking Away (4:57)
09 : All Falls Down (3:22)
10 : Fool in My Heart (3:48)
11 : Infinite Fire (12:02)

Sandro

Sono un uomo mediocre che ha trovato il suo riscatto nel dolore. Il dolore mi ha destato dal mio ingenuo sonno infantile, mostrandomi l’immagine della divina sopravvivenza. È durato il tempo che un fulmine mostri la sua sgraziata sagoma ed il lume si è spento, annegato nella sua madre cera. Trascino la mia esistenza con malcelato imbarazzo, aspettando il nuovo riscatto. Buona navigazione. Google+

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