Roma città aperta…dalle buche

Ho ancora vivido il ricordo nell’anno domini 2012, della copiosa e intensa nevicata che flagellò la città eterna.
Scene da day-after, con le automobili abbandonate in mezzo alla strada e gli occupanti che si incamminavano in direzione delle proprie abitazioni con l’angoscia, viste le terribili condizioni atmosferiche, di riuscire ad arrivarci sani e salvi alle loro dimore.
É stato un evento eccezionale per queste latitudini, anche se previsto da puntuali previsioni metereologiche, e in virtù del quale non si può chiedere al comune di Roma di dotarsi di un numero, certamente copioso visto la vastità del territorio metropolitano, di spazzaneve e spargisale chiusi in garage in attesa del generale inverno modello campagna di Russia.

Passiamo al Dio Pluvio.
Gli ultimi avvenimenti accaduti in questa città dimostrano, almeno ai mei occhi di cinquantenne disilluso, disincantato, rassegnato e anche un po’ malinconico, che siamo arrivati al punto di non ritorno.
Una città che riesce a sopportare il peso della sua antica e gloriosa storia ma che arranca mestamente, come un ciclista in crisi di ossigeno, incapace programmare per lanciarsi verso la modernità che ci si aspetta da un a moderna città europea.
Abbiamo dovuto sorbirci il sindaco radical chic, che è ricordato per aver organizzato l’incontro di pace tra dirigenti della Juve e della Roma e per aver compiuto l’opera devastatrice quando è diventato segretario del PD; ma anche perché non sei andato in Africa?.
Poi il piccolo sindaco pugliese detto Aledanno; nome omen.
Adesso abbiamo il sindaco chirurgo che sembra capitato per caso da queste parti e che, soprattutto, non si è reso conto in quale vicolo cieco si è infilato.
Tutto è rimasto immutato cominciando dal virus endemico del traffico, dalla metro allagata e balbettante, alle buche che con queste piogge si sono moltiplicate a dismisura come cellule tumorali, alla lotteria sul passaggio dei mezzi pubblici, allo sciame di scooter e motorini che impazzano al di fuori del codice della strada padroni assoluti delle strade cittadine, ai cittadini che perdono la vita perché l’incuria del patrimonio floreale fa si che gli alberi si trasformano in subdoli killer, al grande spettacolo del biondo Tevere che si gonfia a dismisura, con i nostri amministratori che lo supplicano, il massimo che sanno fare, di smetterla di fare la voce grossa se ci tiene alla sua città e ai fiumi di acqua e fango che ogni volta si riversano sulle strade metropolitane periferiche con , tanto per non farci mancare nulla, una corsia del GRA chiusa per frana e sentire la solita e banale giustificazione dell’eccezionalità dell’evento, come se la nostra latitudine coincidesse con quella della penisola arabica.
Forse esagero ma le immagini sono li a testimoniare, come prove schiaccianti, l’omicidio doloso dei responsabili dell’amministrazione della città.
Prepariamoci al prossimo evento eccezionale con tutti gli amuleti e recitando un famoso rito voodoo del grande Lino Banfi contro la sfiga:

“ Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio, ego me baptizzo contro il malocchio. Puh! Puh!
E con il peperoncino e un po’ d’insaléta mi protegge la Madonna dell’Incoronéta;
con l’olio, il sale, e l’aceto mi protegge la Madonna dello Sterpeto;
corrrrrno di bue, latte screméto, proteggi questa chésa dall’innominéto. “

Piccola galleria esplicativa.

Roma città aperta...dalle buche

Roma città aperta...dalle buche

Roma città aperta...dalle buche

 

Sandro

Sono un uomo mediocre che ha trovato il suo riscatto nel dolore. Il dolore mi ha destato dal mio ingenuo sonno infantile, mostrandomi l’immagine della divina sopravvivenza. È durato il tempo che un fulmine mostri la sua sgraziata sagoma ed il lume si è spento, annegato nella sua madre cera. Trascino la mia esistenza con malcelato imbarazzo, aspettando il nuovo riscatto. Buona navigazione. Google+

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