La nullità occupa più spazio dei nostri pensieri.

Ti vedo passare.
Il tuo corpo non riesce più a disegnare i contorni della sua ombra, è troppo lieve il confine che lo lega su questa madre terra.
Vorrei fermarti e scuoterti, nella vana speranza di risvegliare un sopito e maldestro ciclo vitale, ma l’imbarazzo per la mia esistenza impedisce lo sconsiderato gesto.
Il tuo volto è scavato con gli indelebili segni della primitiva sofferenza umana, i tuoi occhi e il tuo sorriso cercano, con un titanico sforzo, di non arrendersi alla fragilità della vita.
I nostri occhi, da temporanei sopravvissuti, ti scrutano e posano su di te uno sguardo vigliacco e impaurito, ammantato da frasi banali e di circostanza sussurrate con flebile voce per evitare di risvegliare il mostro che attende ognuno di noi.
Sei solo, siamo soli perché ognuno combatte la propria battaglia e la vita non indugia ha le sue urgenze, e non può aspettare gli ultimi ma bensì li lascia sul sanguinoso terreno dello scontro, troppo rischioso andare a recuperarli.
La nullità occupa più spazio dei nostri pensieri.

Sandro

Sono un uomo mediocre che ha trovato il suo riscatto nel dolore. Il dolore mi ha destato dal mio ingenuo sonno infantile, mostrandomi l’immagine della divina sopravvivenza. È durato il tempo che un fulmine mostri la sua sgraziata sagoma ed il lume si è spento, annegato nella sua madre cera. Trascino la mia esistenza con malcelato imbarazzo, aspettando il nuovo riscatto. Buona navigazione. Google+

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